L’anno che ci siamo lasciati alle spalle si è chiuso con l’andamento altalenante delle topiche su criminalità e paure indotte. Quasi mai segnate da singoli episodi, ma palesate da fenomeni che gradualmente si affacciano sulle scene cittadine, irrompendo spesso con l’erronea idea che rispondano ad emergenze dell’ultim’ora, invece che figlie della realtà quotidiana. Quella che facciamo fatica a vedere. Perché di difficile gestione, di straordinario impegno, di sacrificale studio e dedizione. Per questo non sono sembrate bastare le risposte agite fino qui.

Stando a Genova, sono molti i rilievi emersi. Ci è stato evidenziato che le spese dedicate alla polizia locale, se confrontate con quelle dei Comuni di cosiddette “grandi dimensioni”, che hanno in carico lo svolgimento di differenziati servizi, fossero superiori alla media nazionale. Che l’aumento delle truffe, in ogni modalità, sono da ipotizzarsi non soltanto per l’agito di malcapitati o conosciuti criminali, ma da individuare in possibili delitti di tipo organizzato, quand’anche di matrice mafiosa. Che la sicurezza nel trasporto ferroviario è di alto profilo se dotata di bodycam e di addetti alla protezione itinerante sui convogli, tralasciando cosa scaturirebbe da un migliore coordinamento tra personale viaggiante e forze di polizia. Che forse fare a meno di un’inchiesta giudiziaria a carico di un dirigente comunale e di un amministratore avrebbe contenuto la già diffusa disaffezione dalla politica. Evitando – almeno ci si augurava – che per invertire la rotta operativa e l’immagine offuscata si optasse per la proiezione di un “film già visto”: la riorganizzazione della polizia locale.