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Ultimo aggiornamento: 7:15
Una cosa è sicura. Fra i massimi esponenti della letteratura e del teatro mondiali, Shakespeare è quello di cui è stata messa in dubbio più spesso l’autenticità, talvolta persino l’esistenza.
Questo non è successo per una sorta di insensato accanimento (come amano pensare gli inglesi e anche gran parte degli anglisti) ma perché la vita dell’individuo chiamato William Shakespeare (abbellimento dell’originario Shakspere, per trasformarlo in un nome parlante: “scuotilancia”) è avvolta nel mistero. Se ne sa pochissimo e questo pochissimo mal si accorda col grande poeta-drammaturgo sotto il cui nome circolano opere immortali come Amleto, Macbeth, La tempesta, ma anche i Sonetti e i poemi Venere e Adone e Lo stupro di Lucrezia.
Figlio di un guantaio di Stratford-upon-Avon, fece studi modesti e non risulta che abbia mai viaggiato all’estero. Ebbe due figlie semianalfabete, in casa non teneva libri e non ha mai scritto né ricevuto una sola lettera. Quando muore nessuno ne parla e nessuno partecipa al funerale. Nel 1611, nel pieno del suo successo come autore e teatrante, si ritira nel paese natale e quindi è assente quando alla corte di Giacomo I vengono rappresentati i suoi spettacoli. Strano, no? Come è strano che circa venti drammi (su 36) siano state pubblicati solo dopo la sua morte, nel celebre in-folio del 1623.






