In un mondo in cui quasi tre quarti della popolazione globale naviga in rete, resta drammaticamente reale un dato emblematico: 2,2 miliardi di persone – in gran parte nei paesi a basso e medio reddito – sono ancora escluse da internet. È una realtà che non riguarda soltanto la “connessione” di per sé stessa ma più nel complesso la dignità digitale: l’accesso a infrastrutture moderne come il 5G, servizi di qualità, prezzi accessibili, competenze per usare la Rete in modo consapevole e inclusivo. In molti casi non si arriva nemmeno a un livello elementare.Nei numeri del rapporto Facts and Figures 2025 pubblicato dall'ITU, l'Unione internazionale delle telecomunicazioni, l'Agenzia delle Nazioni Unite per le tecnologie digitali, si nascondono storie di esclusione, disparità e ingiustizie geografiche, economiche, di genere e sociali che impediscono a centinaia di milioni di persone di partecipare pienamente alla società dell’informazione. E di certo non aiutano partecipazione e democrazia. In un’epoca in cui tecnologia significa opportunità, il vero obiettivo non può essere più solo “connettere tutti”, ma garantire che la connessione significhi reale inclusione, emancipazione e parità di scelte e potenzialità per ogni individuo, ovunque si trovi.Un obiettivo ambizioso dal quale siamo ancora molto lontani. Ma l'ITU ha ben chiaro quali sono i nodi strutturali da sciogliere e come provare a superarli. Come sottolinea Doreen Bogdan-Martin, 59enne statunitense segretaria generale dell'ITU e prima donna, eletta nel 2022, a guidare l'organizzazione in 157 anni di storia. Wired Italia l'ha intervistata, ci ha parlato di diseguaglianze digitali e di come oggi non si misurano solo in termini di chi è online o offline ma in base a “velocità, affidabilità, accessibilità economica e abilità digitali”.Doreen Bogdan-Martin nel corso della Giornata delle Ragazze nelle ICT 2019, organizzata dall’ITU presso l’Unione Africana, Addis Abeba, Etiopia, 25 aprile 2019