"Nelle otto nazioni più ricche del mondo, quelle con il Pil più alto, 1,75 miliardi di persone non sono connesse, e di queste 1 su 3 vive in grandi centri urbani.
Il dato emerge da uno studio della Wireless broadband alliance (Wba, l'associazione creata dai principali operatori del settore wifi per promuovere l'interoperabilità)". Lo scrive il professor Mauro Masi, delegato italiano alla proprietà intellettuale, su Italia Oggi. Gli otto Paesi sono Usa (78,4 milioni non connessi, il 24% della popolazione),Regno Unito (8,4 milioni, 13%), Germania (10,7 milioni, 13%), Russia (39,3 milioni, 27%), Giappone (20,2 milioni, 16%), India (853 milioni, 68%), Cina (649 milioni, 47%) e Brasile (90,6 milioni, 43%). Tra le grandi città, Delhi e San Paolo sono quelle con il maggior numero di cittadini non connessi, pari rispettivamente a 5,3 milioni (29%) e a 4,3 milioni (36%). Sul fronte opposto, a Londra solo il 7% non è connesso (625 mila persone), a New York il 19% (1,6 milioni) e a Mosca il 17% (2,1 milioni)".
"La considerazione che si può trarre da questi dati - prosegue Masi - è che la mancanza di connessione con la rete non è, come troppo spesso viene detto, un problema che riguarda esclusivamente le aree rurali e i Paesi in via di sviluppo ma è, al contrario, un tema che riguarda, eccome, anche i Paesi maggiormente industrializzati. Sono passati ormai quasi 19 anni da quando, nel gennaio 2007, Steve Jobs presentò l'iPhone dicendo "This will change everything (questo cambierà tutto)" e questa volta non era una sparata da bullo (come il genio Jobs amava fare più di quanto si pensi), ma si è rivelata la verità.






