Cinque giornate consecutive di proteste e un bilancio che inizia a farsi drammatico.
La tensione sale ora dopo ora in Iran, dove si contano già sei morti in scontri legati alle manifestazioni di malcontento popolare partite domenica scorsa dalla capitale Teheran e poi estesesi ad altre regioni del Paese. Nelle ultime ore, la situazione è risultata incandescente in particolare in aree dell'ovest e sud-ovest. Secondo media iraniani, gli episodi mortali sono stati finora tre.
Il più recente, riportato dall'agenzia Fars, è avvenuto ad Azna, nella provincia del Lorestan, dove tre persone sono state uccise e altre 17 sono rimaste ferite in incidenti avvenuti quando un gruppo di manifestanti avrebbe "attaccato una stazione di polizia" durante un raduno. Stando alle prime informazioni, le vittime sarebbero civili. La stessa fonte ha riferito di altri due civili uccisi in scontri con le forze dell'ordine a Lordegan. Mentre la tv di Stato ha riportato che un membro delle forze di sicurezza iraniane è stato ucciso nella notte durante le proteste a Kouhdasht, dove sono anche risultati feriti altri 13 tra combattenti Basij e agenti di polizia. Il Centro per i diritti umani in Iran Abdorrahman Boroumand, con sede a Washington, ha denunciato situazioni in cui la polizia ha "aperto direttamente fuoco" contro i manifestanti. In aggiunta, lo stesso centro sostiene che la persona uccisa a Kouhdasht in realtà non fosse un miliziano affiliato alle Guardie rivoluzionarie, bensì un giovane appartenente a una minoranza religiosa.








