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L'area antagonista ha alzato il tiro con il pretesto del sostegno a Gaza. E ha lasciato un'Italia ferita con centinaia di poliziotti in ospedale e centinaia di migliaia di danni nelle città

L’anno che si sta chiudendo lascia in eredità un’Italia ferita da una scia di violenza che, con il pretesto del sostegno alla causa palestinese, ha trasformato le nostre città in campi di battaglia. Da Roma a Milano, passando per Bologna e Torino, il 2025 verrà ricordato come l’anno in cui l'antagonismo più becero ha gettato la maschera, unendo il fanatismo ideologico all'aggressione sistematica contro le forze dell'ordine e le istituzioni. Le manifestazioni per la pace si sono trasformate in occasioni di violenza, in guerriglie contro lo Stato: c'è chi parla di infiltrati ma la verità è che i soggetti responsabili delle aggressioni sono sempre stati parte di quei cortei, degli spezzoni sociali. Sono andati in corteo armati di strumenti impropri atti a offendere, con indumenti utili a celare l'identità per evitare identificazioni e fermi. Quel che emerge dall'analisi degli scontri è una escalation di violenza continua sia nelle modalità che negli strumenti utilizzati per gli scontri, come dimostra l'incremento del 200% degli agenti feriti nell'ultimo anno. Si è arrivati agli antagonisti che scendono in piazza con i lanciarazzi, che utilizzano bombe carta potenziate con chiodi e detriti metallici, con strategia di guerriglia paramilitare. Questo preoccupa le autorità perché la violenza è in aumento e il rischio di superare il punto di non ritorno è altissimo.