Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 7:18
Pochi giorni fa è uscito un sondaggio di Alessandra Ghisleri su La Stampa a proposito delle cose più temute dagli italiani. Non era difficilissimo prevedere le risposte. In cima alla lista delle cose più temute c’è l’inflazione (38,9%). Tremenda, durissima, ormai a due cifre qualcosa che ai tempi della scala mobile avrebbe fatto tremare i polsi a imprenditori e politici e di cui invece oggi nessuno più si cura. Il cibo costa un quarto in più? Peggio per voi, mangiate meno. Seconda preoccupazione, anche questa facile da intuire, sono le liste d’attesa per esami sanitari (37,7%). C’è sempre maggiore consapevolezza dei problemi della sanità, e del fatto che quei problemi si traducano in un peggioramento del nostro stato di salute, con conseguente malattia o morte. Qualcosa contro cui gli italiani cominciano, seppur flebilmente a far sentire la propria voce.
A seguire poi ci sono le tasse troppo alte, il lavoro, la sicurezza, l’immigrazione, la guerra, la mancanza di futuro.
E il cambiamento climatico? Le alluvioni devastanti, la siccità, le estati torride? La preoccupazione nel corso di quest’anno è addirittura scesa, dal 18,8% di gennaio al 14,4% a dicembre. Nell’articolo che riportava il sondaggio, Ghisleri sostiene che il motivo sia dovuto alla percezione del fallimento delle politiche europee sul green, dall’auto elettrica alle caldaie, con conseguenti costi sul portafoglio delle famiglie. Ma la motivazione, a mio avviso, non è questa. Anche se gli italiani non hanno ancora capito i benefici economici del contrasto alla crisi climatica e delle politiche verdi, sono disinteressati al cambiamento climatico non perché i giornali di destra gridano ai costi del green, costi che gli italiani non vedono né riescono a quantificare (per forza, non ci sono!). Il motivo è più semplice: vivono in una emergenza e in una continua corsa della sopravvivenza che fa scivolare la sostenibilità agli ultimi posti.








