Cala l’impegno dei Comuni nella caccia all’evasione. Solo 304 su 7.900 partecipano «in modo attivo» allo strumento delle segnalazioni qualificate. Con il risultato che negli ultimi sette anni le entrate sono più che dimezzate e le segnalazioni «ai minimi storici». A delineare questo scenario è un’elaborazione del Centro Studi Enti Locali che mette in evidenza anche qualche caso positivo.
Le “segnalazioni qualificate” dei Comuni
Tutto è legato alla possibilità dei Comuni di avviare, quando si sospettano casi di evasione fiscale sul territorio, istruttorie per richiamare l’attenzione dell’Agenzia delle Entrate sui casi in questione. Se i sospetti si rivelano fondati e le somme vengono recuperate, agli enti autori delle segnalazioni spetta una quota di compartecipazione al gettito sottratto all’evasione del 50%. Una percentuale, passata da un iniziale 30% a un temporaneo 100% per poi tornare al 50%, che, a leggere i dati del Centro Studi, non sembra convincere le amministrazioni pubbliche. Solo con la percentuale del 100%, evidenzia la rilevazione, c’è stato il picco con il «massimo utilizzo dello strumento».
Nel 2024 il minimo storico con 2,5 milioni di euro
«I proventi riconosciuti ai Comuni per la collaborazione al recupero dell’evasione fiscale nel 2024 hanno toccato il minimo storico, portando nelle casse comunali poco più di 2,5 milioni di euro - scrive il Centro Studi Enti Locali -. Un dato che si confronta con i circa 3 milioni del 2022 e 2023, i 6,7 milioni del 2021 e gli 11,4 milioni del 2018».






