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Tiger Woods, che oggi compie 50 anni, è stato uno dei golfisti più talentuosi e celebri di sempre, uno degli sportivi più raccontati e discussi: per la sua carriera straordinaria, per la sua controversa vita privata, per la sua competitività fuori dal comune e per l’ossessione maniacale per il suo sport. La sua vita è stata spesso raccontata dai media attraverso uno schema narrativo molto apprezzato: quello del “bambino prodigio” che diventa fortissimo, si ritira per colpa di grosse difficoltà personali e poi torna a vincere, in una sorta di “redenzione” finale. In un certo senso la vita di Woods è stata davvero così. Altre volte, però, questa narrazione è stata forzata a tal punto diventare inadeguata, fuorviante o persino problematica.
Tiger Woods, il cui vero nome è Eldrick Tont Woods, fu in effetti un talento precoce. Nacque nel 1975 e iniziò a giocare a golf a soli due anni per scelta di suo padre Earl Woods, un veterano della guerra del Vietnam e un grande appassionato di golf. Il soprannome di “Tiger” glielo diede il padre ispirandosi al nomignolo di un soldato vietnamita conosciuto durante la guerra. Tiger Woods era talmente bravo da finire in televisione, e quando aveva cinque anni Golf Digest (la più importante rivista specializzata sul golf) pubblicò un articolo su di lui.






