Èpossibile drogare un’intelligenza artificiale? A quanto pare sì, sebbene solo in senso metaforico. Non c’è ovviamente alcuna chimica, né un sistema nervoso da manipolare. Quello che si può fare, piuttosto, è alterare intenzionalmente il comportamento linguistico di un chatbot: spingerlo verso risposte più disinibite, più associative o più euforiche, intervenendo sulla cornice (istruzioni, contesto) che guida il modo in cui il modello costruisce le frasi e collega le idee. Non è una boutade, ma l’esperimento che ha attirato l’attenzione intorno a Pharmaicy.

Pharmaicy è un progetto ideato dal direttore creativo svedese Petter Rudwall e presentato come un marketplace di sostanze stupefacenti, in forma di codice di programmazione. L’idea è vendere pacchetti etichettati con nomi che richiamano cannabis, ketamina, ayahuasca, alcol e altre sostanze, pensati per alterare la logica conversazionale dei chatbot, provocando uno stile diverso nelle risposte: più divagazioni, più immagini, meno prudenza, più confidenza, talvolta più caos.

Rudwall racconta il progetto come un esperimento creativo, raccogliendo descrizioni soggettive di esperienze psichedeliche e provando a tradurre quei pattern in regole capaci di modificare tono e traiettoria delle risposte dei chatbot di Intelligenza artificiale come ad esempio ChatGPT.