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Elena Holotsvan è una specialista ucraina che su richiesta delle famiglie si occupa di rendere presentabili i corpi dei morti tra il momento della morte e i funerali. «Provo a spiegarlo in modo semplice. Sono una tanatoprattrice, che viene dalla parola tanatoprassi. Lavoro con i corpi delle persone morte e li preparo per l’addio», dice.

«Spesso non sono in buone condizioni: mancano parti del volto, gli occhi, il naso, la mascella… Il mio lavoro è ricostruirle, per dare ai parenti la possibilità di salutare i loro cari in modo dignitoso. Per ricordarli bene, non con spavento», aggiunge Elena.

Questa conversazione avviene nella sede della sua attività a Dnipro, in una palazzina in mattoni rossi che funziona anche come esposizione per servizi funebri. Ci sono bare vuote sul pavimento e bare appoggiate alle pareti, diversi modelli di corone di fiori e croci di legno. Il tono è gioviale e la specialista dice che la cupezza implicita nel suo mestiere non deve per forza diventare cupezza nella vita quotidiana.

«In Ucraina in generale non esiste questa professione. Io l’ho portata dall’estero più di sei anni fa e l’ho anche studiata in Italia, a Reggio Emilia», racconta Elena. «Me ne sono innamorata, perché mi sono accorta che posso fare cose che altri non riescono a fare». Intende: lavorare con i corpi senza impressionarsi. «Molti dicono che non sono normale, che faccio cose spaventose. Ma quando capiscono che è una professione, a volte cambiano idea», dice. «Le persone vogliono pace. Vogliono vedere i loro cari in modo sereno, anche soltanto per un’ultima volta».