Elly Schlein preferisce parlare d’altro. Fa uscire una nota per ribadire che il governo vuole mettere sotto controllo la Corte dei conti e la magistratura intera. Idem Giuseppe Conte, che sui social network invita a votare No al referendum sulla giustizia. Riciclano quello che hanno detto mille volte perché vogliono tenersi lontani dalla grande questione politica esplosa sabato, innescata dall’arresto di Mohammad Hannoun e dallo svelamento dei suoi traffici con i terroristi palestinesi. Sopire e troncare, però, stavolta non sarà facile.
Il centrodestra ha intenzione di andare a fondo. C’è da regolare i conti con chi ha trascorso gli ultimi due anni ad accusare governo e maggioranza di «complicità nel genocidio». Il giorno dopo la cattura del «vertice della cellula italiana» di Hamas appare chiaro che i legami che l’opposizione aveva costruito con lui erano robusti.
C’è un nuovo fronte d’inchiesta, anche politico, che la maggioranza ora vuole esplorare. Così Sara Kelany, deputata di Fdi, chiede a Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, «di venire a riferire in parlamento i contorni di questa indagine». A fare scattare la minoranza in aula è però il suo collega di partito, Giovanni Donzelli. Durante le votazioni sulla manovra chiede che nei prossimi giorni si presenti anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, «a dirci quanto e se, per colpa delle opposizioni, si sono complicate le relazioni internazionali e se queste opposizioni, con la loro sciagurata irresponsabilità, hanno danneggiato il percorso di pace che ha portato avanti il governo italiano».










