La giudice distrettuale Anne M. Nardacci ha respinto la sfida legale lanciata dall'amministrazione Trump contro la Green Light Law dello Stato di New York: la decisione, depositata martedì ad Albany, conferma la validità della norma che dal 2019 consente l'ottenimento della patente di guida anche a chi non possiede uno status immigratorio regolare.

Nessuna violazione della "Clausola di Supremazia"

Nelle 23 pagine di sentenza, la giudice Nardacci – nominata dal presidente Joe Biden – ha smontato le tesi del Dipartimento di Giustizia. Secondo l'accusa, la legge statale avrebbe violato la Clausola di Supremazia della Costituzione americana, che garantisce la preminenza delle leggi federali su quelle dei singoli Stati. "L'amministrazione non è riuscita a sostenere le sue affermazioni secondo cui la legge usurpa il diritto federale", ha scritto Nardacci, sottolineando come il compito della corte non sia valutare il merito politico della scelta, ma esclusivamente la sua legittimità costituzionale.

Lo scontro tra Washington e Albany

La battaglia legale era iniziata lo scorso febbraio, quando il Dipartimento di Giustizia guidato dall'Attorney General Pam Bondi aveva citato in giudizio la governatrice Kathy Hochul e l'Attorney General Letitia James. Bondi aveva accusato i vertici di New York di voler "privilegiare gli immigrati illegali rispetto ai cittadini americani", inserendo la causa nel più ampio piano dell'amministrazione Trump per smantellare le politiche di accoglienza degli stati democratici. Al centro della contesa non c'è solo il rilascio del documento, ma anche la protezione dei dati: la legge obbliga infatti il DMV (Dipartimento dei Veicoli a Motore) a informare i titolari di patente qualora un'agenzia federale per l'immigrazione richieda i loro dati. Un ostacolo che, secondo Washington, impedirebbe l'applicazione delle leggi federali, ma che per la giudice può essere superato attraverso mandati giudiziari ordinari.