La legge di bilancio è al rush finale alla Camera ma molti dei nodi che hanno caratterizzato tutto l'esame parlamentare sembrano non essere sciolti e destinati a riversarsi anche nei prossimi mesi.

A partire da quello delle pensioni che resta un tasto dolente soprattutto per la Lega.

Dopo la fiducia, domani la Camera licenzierà il testo a un giorno dalla chiusura dell'anno e dall'esercizio provvisorio e dopo oltre due mesi e mezzo dall'approvazione in Consiglio dei ministri.

Si chiude, così, un percorso non semplice per il centrodestra che ha visto la maggioranza fibrillare in più passaggi ma che alla fine il governo rivendica, soprattutto sul fronte della tenuta dei conti. Di tutt'altro avviso l'opposizione che è andata all'attacco dal primo momento di un testo bollato come "asfittico" e "privo di prospettive per la crescita".

Il centrodestra, ad ogni modo, alla fine, trova una quadra ma i partiti della coalizione restano comunque in pressing su molti fronti. La Lega, soprattutto. Che mette nero su bianco in un ordine del giorno la richiesta di sterilizzare l'innalzamento dell'età pensionabile che scatta dal 2027. "La Lega chiede di ridurlo ulteriormente, vedremo durante il 2026", allarga le braccia il ministro Giancarlo Giorgetti, presente in Aula dall'inizio del dibattito. Del resto, aggiunge il titolare del Tesoro, l'aver previsto in manovra una gradualità dello scalino è stato "coperto con oltre un miliardo". Insomma, conti in ordine, velleità da tenere a bada. L'anno prossimo si vedrà.