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Oggi in Myanmar ci sono le elezioni, le prime dal colpo di stato del 2021. Dato che la giunta militare che governa da allora ha fortemente limitato la partecipazione delle opposizioni e la possibilità di fare una vera campagna elettorale, ci si aspetta che il voto servirà di fatto a legittimare il governo di Min Aung Hlaing. Inoltre le elezioni riguardano meno della metà del paese, quella controllata dai militari; il resto del Myanmar è sotto controllo dei gruppi armati della resistenza, che combattono una guerra civile contro l’esercito: lì le elezioni non ci saranno, e quindi buona parte della popolazione ne resterà esclusa.
Per queste ragioni il governo di unità nazionale in esilio, che guida la lotta armata dall’estero, ha invitato a boicottare il voto. Lo stesso hanno fatto i capi della Lega nazionale per la Democrazia, il principale partito di opposizione e anche quello che vinse le ultime elezioni democratiche prima del golpe, a cui è stato impedito di partecipare: molti di loro peraltro, tra cui anche l’ex capa del governo deposto Aung San Suu Kyi, sono tuttora agli arresti. Altri 40 partiti sono stati sciolti prima delle elezioni su decisione della giunta.














