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Dal pomeriggio del 26 dicembre di fronte all’ospedale Ferdinando Veneziale di Isernia, in Molise, c’è una tenda azzurra fissata a terra con mattoni. Sulla cancellata è stato posizionato uno striscione con una grande scritta in rosso: «Quanto vale qui una vita?». Da tre giorni in quella tenda dorme il sindaco della città, Piero Castrataro, che con questa azione di sensibilizzazione vuole ottenere più investimenti sull’ospedale dove negli ultimi anni molti medici andati in pensione non sono stati sostituiti.

Il Veneziale è l’unica struttura sanitaria della zona, punto di riferimento per circa 80mila persone in un territorio dove la popolazione è sempre più anziana e i servizi di assistenza sono pochi. In Molise la sanità è commissariata da 17 anni soprattutto a causa della pessima gestione economica che ha portato ad accumulare oltre 500 milioni di euro di debiti. La spesa è stata via via ridotta, ma i debiti faticano a calare perché in Molise abitano poche persone e mantenere i servizi sanitari costa molto.

In tutte le regioni italiane la legge impone che alcuni reparti come la neurochirurgia, l’emodinamica o il punto nascite possano rimanere aperti solo nelle zone dove abita un numero minimo di persone. Se questi criteri si applicassero rigidamente, in Molise si dovrebbe chiudere quasi tutto. La spesa sostenuta per mantenere aperte le strutture sanitarie, compreso il Veneziale, ha costretto i commissari a misure drastiche come un blocco delle assunzioni. Ai pochi bandi di concorso si presentano pochi medici e infermieri perché in Molise la situazione è molto precaria e di conseguenza la regione è costretta a ricorrere ai cosiddetti medici gettonisti, aggravando i debiti.