Nemmeno «dov’è», ma «che cos’è il Somaliland?», ha chiesto sabato Donald Trump in un’intervista telefonica con il New York Post. Perché quella sottile striscia di territorio lunga 800 chilometri abitata da 6,2 milioni di africani all’estremità nord-occidentale della Somalia bagnata dalle acque del golfo di Aden sulle mappe non esiste, il mondo non la riconosce, è diplomaticamente isolata dal 1991, quando si autodichiarò indipendente.
Ha un governo, un sistema democratico multipartitico funzionante, indice regolari elezioni, ha una moneta, un esercito, una forza di polizia. Non ha accesso a prestiti, aiuti e investimenti esteri. Ha limitate capacità di firmare accordi di sicurezza, di accedere ai mercati globali, di controllare il proprio spazio aereo. Il Somaliland non era riconosciuto da nessuno, fino all’altroieri.
«Il primo ministro ha annunciato il riconoscimento ufficiale della Repubblica del Somaliland come Stato indipendente e sovrano», ha dichiarato l’ufficio del Primo ministro israeliano. «Netanyahu, il suo capo della diplomazia Gideon Saar e il presidente della Repubblica del Somaliland Abdirahman Mohamed Abdullahi hanno firmato una dichiarazione congiunta e reciproca nello spirito degli Accordi di Abramo». Sono previste al più presto una visita di Abdullahi a Gerusalemme, la nomina di ambasciatori e l’apertura di ambasciate.






