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La settimana scorsa a Kabul è iniziata la demolizione di uno storico cinema degli anni Sessanta, l’Ariana, a lungo considerato uno dei simboli dell’antico fervore culturale della capitale afghana e della libertà che i suoi residenti hanno perso con l’arrivo dei talebani.

Il terreno su cui sorge è di proprietà del comune: al suo posto l’amministrazione ha detto che verrà costruito un centro commerciale con centinaia di negozi, ristoranti e un hotel (oltre a una moschea), in uno dei paesi più poveri del mondo. Nei piani dell’amministrazione lo scopo è portare soldi nelle proprie casse: stando alle dichiarazioni che un funzionario ha dato al New York Times, il comune otterrà il 45 per cento dei profitti del centro.

L’Ariana aprì per la prima volta al pubblico nel 1963. All’epoca l’Afghanistan era una monarchia costituzionale e attraversava un periodo di grande progresso: le donne lavoravano ed erano iscritte all’università, il paese era una destinazione amatissima dai turisti – e in particolare dai giovani della controcultura hippie – e in Occidente Kabul era spesso definita la Parigi dell’Asia centrale, per la sua bellezza e vitalità. Durante gli anni d’oro della capitale l’Ariana trasmetteva film di Bollywood, l’industria cinematografica indiana, e capolavori del cinema iraniano, attirando moltissimi spettatori.