Nelle Valli del Natisone, tra i percorsi fiabeschi che portano alle cascate di Kot, al confine tra la Slovenia e il Friuli-Venezia Giulia, ci sono dei momenti in cui la foresta sembra respirare. È allora che le persone vengono accompagnate tra i sentieri, «quando la concentrazione di terpeni raggiunge il picco: così si hanno i massimi benefici».
Maurizio Droli è ricercatore e co-fondatore della prima stazione di terapia forestale in Italia, a San Leonardo, in provincia di Udine, dove è stata rilevata un’alta presenza di queste molecole che gli alberi rilasciano per difendersi da insetti e patogeni. Respirate dall’essere umano avrebbero effetti benefici: riduzione dello stress, miglioramento dei parametri cardiovascolari, stimolo del sistema immunitario.
Il Shinrin-yoku giapponese
In Giappone, dove la ricerca è più ampia e la pratica ormai radicata, si parla di Shinrin-yoku, ma il potere terapeutico dell’immersione in foresta è stato studiato anche dal Cnr. Non si parla di alternativa alle terapie farmacologiche convenzionali, ma «di un supporto per renderle più tollerabili, in alcuni casi migliorarne i risultati», spiega Droli. In una regione in cui la percentuale di persone con asma è più alta della media nazionale, la sua esperienza inizia nelle vesti di genitore: due figli su tre hanno l’asma bronchiale ereditaria. Nel 2010 un soggiorno a Sauris, 1400 metri di altitudine in provincia di Udine, organizzato da Alpi, l’Associazione Lotta alla Pneumopatia Infantile, dà risultati inattesi: «I ragazzi, monitorati da alcuni medici dell’ospedale civile, nei tre mesi successivi avevano crisi più brevi, meno frequenti e meno intense: le cellule dei bronchi risultavano parzialmente autoriparate».






