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In campo su siti e social tutta la propaganda pro Pal: "La solidarietà non è terrorismo e non si processa"
La macchina da propaganda è a pieni giri. Tutt'altro che gioiosa. I toni sono ostili, a tratti minacciosi.
Quel che è certo è che gli irriducibili del fronte pro Pal non si fermano neanche di fronte all'evidenza; l'evidenza di un'inchiesta che ha stroncato la "cellula italiana di Hamas, guidata dal "compagno" Mohammad Hannoun. Attaccano, rovesciano la frittata, accusano di "strumentalizzare" l'operazione, difendono a spada tratta l'architetto giordano e gli altri arrestati. "Complicità e solidarietà" esprimono addirittura i dirigenti di un'Anpi - i sedicenti partigiani della sezione "Aurelio Ferrara" di Napoli - condividendo un post farneticante del Centro culturale "Handala Ali", sedicente "Associazione no profit impegnata nella promozione della storia e della cultura palestinese" che (stra)parla dell'operazione di sabato come dell'"ennesimo sintomo di una politica repressiva volta a criminalizzare la lotta in solidarietà alla Palestina". Confondono il terrorismo e la liberazione. Ecco, questo è il risultato della narrazione tossica che per mesi - nelle piazze e anche in tv- ha definito Hamas come "resistenza palestinese".






