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In queste ore il governo della Nigeria ha detto di avere avuto un ruolo attivo nel bombardamento che gli Stati Uniti hanno compiuto contro alcuni obiettivi legati allo Stato Islamico (ISIS) nella notte di Natale. In passato i due governi avevano discusso sull’approccio da usare contro l’ISIS ma stavolta hanno agito in modo coordinato. Sugli scopi del bombardamento, invece, hanno dato versioni un po’ diverse.
Il ministro degli Esteri Yusuf Tuggar ha detto in un’intervista che «è la Nigeria che ha fornito agli Stati Uniti le informazioni» necessarie, e ha aggiunto di aver parlato personalmente con il segretario di Stato statunitense Marco Rubio per due volte prima degli attacchi, che sono stati poi autorizzati dal presidente nigeriano Bola Tinubu. «Dev’essere chiaro che questa è un’operazione congiunta» ha detto Tuggar. La stessa amministrazione statunitense aveva detto di aver agito «su richiesta» dei nigeriani. In un’altra intervista Tuggar ha detto però che con Rubio avevano deciso di pubblicare un comunicato congiunto, ma che che l’annuncio di Trump li aveva anticipati.
In un certo senso è stata una collaborazione imprevista. Quando a fine ottobre Trump aveva anticipato la possibilità di operazioni militari in Nigeria, lo aveva fatto criticando apertamente il governo nigeriano, responsabile a suo dire di non fare abbastanza per tutelare i cristiani. Questi secondo Trump sarebbero vittima di una campagna di eliminazione sistematica da parte di milizie jihadiste, anche per colpa del governo nigeriano. In alcuni casi Trump ha parlato anche di “genocidio”, una definizione che nessun esperto ha usato per descrivere quello che avviene in Nigeria.













