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28 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 15:18
Il governo si prepara a porre la questione di fiducia sulla legge di Bilancio anche alla Camera. Che, visti i tempi strettissimi, dovrà votare il provvedimento più importante dell’anno senza poterlo modificare né esaminare in profondità. Un pessimo modus operandi che va avanti identico da anni, sempre censurato dalle opposizioni pro tempore e accettato come un dato di fatto dall’esecutivo in carica. Il Pd, durante l’esame in commissione Bilancio prima dell’approdo in Aula, ha messo in evidenza il cortocircuito: il deputato Claudio Mancini ha fatto partire un video del 2019 (vedi sotto) in cui Giorgia Meloni, ai tempi della sua militanza nei banchi dell’opposizione a Montecitorio, lamentava alzando la voce l’esame di fatto monocamerale del ddl di Bilancio per il 2020: “Dov’è la democrazia parlamentare se il Parlamento non può discutere la legge di Bilancio?”, diceva all’epoca la leader di FdI. “Pensiamo sia una vergogna il maxiemendamento su cui è stata posta la fiducia al Senato perché il governo doveva emendare se stesso (…) e una Camera in cui stiamo facendo una pantomima“.
Con lei a Chigi, è andata esattamente nello stesso modo. Con l’aggiunta dell’imbarazzante via crucis andata in scena al Senato, tra maxiemendamenti presentati e ritirati, vertici d’urgenza e misure espunte all’ultimo secondo dopo l’intervento del Colle. Alla Camera le opposizioni hanno presentato in commissione 949 emendamenti – 790 quelli che arriveranno in Aula – senza alcuna chance di passare, perché il testo viaggia appunto blindato verso il voto di fiducia previsto per lunedì alle 19. L’ok finale, salvo imprevisti, è fissato per le 13 di martedì 30 dicembre. La discussione in commissione si sta svolgendo una sala del Mappamondo semi-vuota, con diversi parlamentari collegati da remoto. I relatori sono Andrea Barabotti (Lega), Andrea Mascaretti (Fdi) e Roberto Pella (FI). A seguire la discussione c’è la sottosegretaria al ministero dell’Economia Sandra Savino.









