Il ciclone Senyar - che ha devastato il nord di Sumatra (Indonesia occidentale) lo scorso 25 novembre e provocato alluvioni e frane uccidendo almeno novecento persone – ha fatto un’altra vittima. L’orangotango di Tapanuli (Pongo tapanuliensis), l’ultimo primate scoperto tra le intricate foreste pluviali della più grande isola indonesiana. Individuato dagli zoologi solo nel 2017, l’orangotango di Tapanuli è stato subito classificato come una specie a rischio di estinzione con una stima di appena ottocento esemplari viventi, secondo gli scienziati è il primato più raro del pianeta.
Si tratta di una specie diversa dall’orangotango di Sumatra e da quello del Borneo: un primate arboricolo che abita le foreste del nord dell’isola. Gli orangotanghi vivono principalmente nel Gunung Leuser National Park, a cavallo tra le province di Medan e di Aceh, una delle più integre macchie di foresta pluviale del Sudest Asiatico con uno straordinario patrimonio di biodiversità: esteso su 7927 kmq (poco meno della superficie dell’Umbria), è la più importante riserva del mondo per gli oranghi con oltre cinquemila esemplari che prosperano liberi in natura, insieme ad altri primati (gibboni, macachi, lori, siamanghi, presbiti di Thomas) e a elefanti indiani, rinoceronti di Sumatra, tigri, leopardi, pangolini, cobra e varani.






