Non c’è purtroppo nessun rimedio all’idiozia, alla psicorigidità ideologica (specie a quella variante che si declina nell’ossessione del rispetto delle definizioni di varietà umane, con il paradosso aggiuntivo che il panico della mancanza di rispetto lessicale va di pari passo con le più terribili stragi, di carne, delle minoranze medesime. Magari potessero le tipografie fermare i genocidi).

Credevamo di aver chiuso l’anno con la più ridicola delle polemiche. Quella che ha colpito Pantone, azienda americana che codifica i colori tramite codici numerici e prevede le tendenze dell’industria con l’indicazione del colore dell’anno. Per il 2026 ha scelto una certa tonalità di bianco chiamata cloud dancer, qualcosa come il colore delle nuvole che danzano e — a proposito di nuvole — apriti cielo.

Il bianco (scelto per auspicare pace, calma e tranquillità, ha spiegato l’azienda) è un orribile simbolo di sovranismo, hanno accusato comunità di attivisti: è il simbolo della supremazia dei bianchi, è un colore tiranno, storicamente colpevole, un colore inaccettabile, non inclusivo. Peccato che il bianco, come chiunque abbia mai visto un arcobaleno sa, sia tra i colori il più inclusivo, diciamo così. Ma non importa. Non c’è contesto e non c’è pensiero, lo sappiamo.