Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

La partenza è prevista in primavera e viene annunciata come la più grande missione marittima coordinata per Gaza

I movimenti dei gruppi italiani erano solo parte di un grande movimento internazionale che in queste settimane si sta organizzando per mettere in campo una nuova Global Sumud Flotilla in partenza la prossima primavera. Il tam-tam corre veloce sui social, dove i gruppi stanno muovendosi per organizzare barche e maestranze in vista della partenza pianificata entro il prossimo giugno, probabilmente già nei mesi di marzo-aprile, per provare per l'ennesima volta a raggiungere Gaza. Dicono di farlo per rispondere agli appelli dei gazawi ma, ancora una volta, la ragione che muove l'ennesimo gruppo di imbarcazioni che l'ultima volta ha richiesto la mobilitazione di navi da guerra a spese dei contribuenti sembra essere meramente politica.

Stavolta annunciano una missione ancora più imponente rispetto alla precedente, ancora più partecipata con 3mila persone e 100 imbarcazioni, il che lascia ipotizzare che ci siano già uomini e mezzi pronti alla partenza, anche se, almeno in Italia, la missione sembra essere in alto, altissimo, mare. Sostengono che ci saranno partecipanti da oltre 100 Paesi, più del doppio rispetto alla precedente missione che si è conclusa con l'arresto e il rimpatrio di tutti i partecipanti da parte di Israele, che senza fatica ha fermato il gruppo affondando alcune imbarcazioni e sequestrandone altre, non prima di aver condotto al riparo i partecipanti. Proprio per questo motivo la nuova Flotilla ha i contorni di un'altra provocazione a Israele e all'Occidente, di un'altra sfida che di umanitario non ha nulla, anche considerando il ridotto carico di derrate alimentari che le barche trasportavano se confrontate con le tonnellate di cibo che l'Italia, ma in generale l'Occidente, distribuiscono da anni a Gaza.