Una transizione ambientale ma anche sociale. Investimenti per rendere più sostenibili gli impianti, la creazione di un nuovo polo dedicato all’idrogeno, il potenziamento del porto di Giammoro. L’area industriale di Milazzo in provincia di Messina si presenta oggi in cammino, in pieno cambiamento: molto è già stato fatto, il resto è una sfida da raccogliere nel 2026.
La trasformazione della Raffineria di Milazzo
I grandi protagonisti di questa fase sono tre: la Raffineria di Milazzo, che fa capo a da Eni e Q8; il sito produttivo di Duferco nell’area di Giammoro e A2A che è proprietaria della centrale di San Filippo del Mela. Al centro del sistema resta la Raffineria di Milazzo, uno dei principali siti produttivi del Paese: l’impianto tratta oltre 10 milioni di tonnellate di greggio l’anno, contribuendo per circa il 20–25% ai consumi italiani di benzina e gasolio, impiega 643 addetti diretti e genera lavoro per oltre 1.250 addetti delle ditte terze. «La transizione - dice il presidente Roberto Grillo - non è un passaggio immediato da acceso a spento, ma un percorso graduale, capace nel tempo di generare un miglioramento trasversale sotto il profilo ambientale, industriale e tecnologico. Una sostenibilità intesa in senso ampio, a 360 gradi, che tiene insieme efficienza, innovazione e competitività». Nel biennio 2023–2024 la Raffineria ha avviato progetti per oltre 40 milioni, intervenendo sulla trasformazione di alcuni forni da fuel oil a gas, sul recupero dei gas di torcia e sul rafforzamento dei sistemi di controllo avanzato per l’ottimizzazione dei consumi.






