Si va davvero verso una guerra tra Donald Trump e Nicolás Maduro? Ne parliamo con Antonio María Guevara Fernández: analista di sicurezza e difesa venezuelano, colonnello in pensione, autore di vari libri ed editorialista di El Nacional: uno dei due più grandi quotidiani storici del Venezuela, a cui però il regime ha sequestrato la sede, e che dal 2018 opera online. «L’Operazione Southern Spear, così battezzata dagli Usa, è uno spiegamento senza precedenti, straordinario, originale, almeno per quanto riguarda l’area del Mar dei Caraibi.
L'obiettivo sarebbe la lotta al narcoterrorismo. C’erano alcune classificazioni precedenti: prima del Tren de Aragua; poi del Cartello dei Soli, che molti identificano come parte della leadership militare venezuelana. In questi ultimi giorni, il regime stesso è stato classificato come organizzazione terroristica. È però incerto se si passerà a un'iniziativa operativa sulla terraferma, ose anche questa minaccia fa parte del meccanismo di pressione».
Come può rispondere Maduro?
«Il regime si prepara a una prova di forza del genere da 23 anni, con esercitazioni semestrali. Si affida al cosiddetto “potere popolare”, o “fusione civico-militare”. Le Forze Armate non sono solo l’elemento in uniforme visto in dichiarazioni o parate, ma dopo il 2002 è stata attivata una componente chiamata milizia nazionale. Include anche la guerriglia colombiana, il terrorismo internazionale, i gruppi paramilitari. Ci sono elementi addestrati e istruiti a Cuba, parte del Fronte Francisco de Miranda. Inoltre c’è una delinquenza comune, a cui sono stati dati poteri, presente su tutto il territorio nazionale. Sono strutture criminali che si attivano con un meccanismo di rischio come quello attuale. Di fronte allo schieramento Usa il regime darebbe una risposta non lineare, in un concetto di guerra irregolare che chiamano “agua afuera”».






