L’attacco è partito a notte fonda. Una decina di missili Tomahawk, lanciati da una nave statunitense nel Golfo di Guinea, ha colpito diverse basi jihadiste nello stato nigeriano di Sokoto.

Donald Trump aveva promesso azioni forti, dopo aver chiesto alla Nigeria più impegno contro le milizie islamiste accusate, secondo il presidente Usa, di massacri sistematici ai danni dei cristiani. Dopo settimane di tensioni diplomatiche, il governo di Abuja, sotto pressione, ha deciso di collaborare con l’intelligence americana.

L’offensiva, scattata la notte di Natale, è arrivata su ordine del Pentagono. Raggiunto l’obiettivo, lo stesso Trump ha annunciato attraverso il social Truth: «Avevo già avvertito questi terroristi che se non avessero smesso di massacrare i cristiani, avrebbero pagato un prezzo altissimo, e stasera è successo». Il segretario alla Difesa Pete Hegseth, tra i sostenitori della linea dura americana sulla «difesa dei cristiani», ha ribadito la necessità di un intervento globale.

Pressioni e richieste hanno costretto la Nigeria a una non facile collaborazione. Il ministro degli Esteri Yusuf Tuggar ha rivelato un diretto confronto con l’omologo americano Marco Rubio, spiegando che l’attacco è avvenuto con il consenso del presidente Tinubu. Tuttavia la situazione interna resta complessa. In Nigeria convivono quasi equamente cristiani e musulmani, mentre la violenza jihadista coinvolge indistintamente tutte le comunità.