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Martedì il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha presentato una nuova versione del piano per la fine della guerra, concordato con gli Stati Uniti. Il piano ha 20 punti: la novità principale è che Zelensky si è detto disponibile a ritirare l’esercito dalla parte del Donbas che ancora controlla, ma solo se lo farà anche la Russia, liberando una porzione di territorio equivalente. È una condizione non da poco, dato che la Russia chiede da sempre la cessione completa del Donbas e ha sempre escluso un ritiro, anche parziale, dai territori che occupa.

Nella proposta di Zelensky, nelle due zone sgomberate dalle truppe russe e ucraine dovrebbe essere creata un’unica zona demilitarizzata. Lui l’ha chiamata una “zona economica libera”, riprendendo il termine comparso nell’ultima (e poco concreta) proposta fatta dagli Stati Uniti circa due settimane fa. In questi giorni il presidente russo Vladimir Putin ha minacciato di raggiungere i suoi obiettivi – ossia l’occupazione totale del Donbas – militarmente, se i negoziati dovessero fallire.

Da mesi il futuro del Donbas è il punto su cui continuano ad arenarsi i negoziati. Il territorio è composto da due regioni ucraine: Donetsk, di cui in questo momento l’Ucraina controlla circa il 20 per cento; e Luhansk, che è tutta in mano russa. Zelensky ha detto che la nuova proposta sarà inviata alla Russia dagli Stati Uniti mercoledì, e che si aspetta una prima risposta in serata (come detto, è ben poco probabile che la Russia accetti).