Il cittadino britannico Imran Ahmed, fondatore e direttore del Center for Countering Digital Hate (Ccdh), ha presentato ricorso contro l'amministrazione Trump dopo essere stato inserito nella lista di cinque personalità europee escluse dagli Usa per il loro impegno nella regolamentazione della tecnologia. La richiesta, depositata ieri presso un tribunale di New York, denunciava il rischio «imminente di arresto incostituzionale, detenzione punitiva ed espulsione», sospeso poi temporaneamente da un giudice. La prima udienza è fissata per lunedì. Il Ccdh analizza le politiche di moderazione dei social network e ha denunciato a più riprese pratiche della piattaforma X di Elon Musk.

Gli Stati Uniti contestano al Center for Countering Digital Hate di aver chiesto di oscurare profili di 12 no-vax americani, tra cui l'attuale ministro della Salute Robert F. Kennedy Jr., definendo le azioni «censura extraterritoriale a danno degli interessi americani». Il 47enne Ahmed, vicino al Labour britannico e legalmente residente negli Usa dal 2021 con Green Card, ha dichiarato: «Non mi lascerò intimidire né distrarre dal lavoro della mia vita».

Il caso diplomatico

Martedì gli Stati Uniti hanno sanzionato oltre ad Ahmed, altri tre rappresentanti di Ong che combattono la disinformazione e l'incitamento all'odio online - Clare Melford, responsabile del britannico Global Disinformation Index di, Anna-Lena von Hodenberg e Josephine Ballon, dell'organizzazione tedesca HateAid -, nonché l'ex commissario europeo per gli Affari digitali, il francese Thierry Breton. Durissima la risposta della Commissione europea che ha condannato «fermamente la decisione degli Stati Uniti di imporre restrizioni di viaggio a cinque cittadini europei, tra cui l'ex commissario europeo Thierry Breton. La libertà di espressione è un diritto fondamentale in Europa e un valore fondamentale condiviso con gli Stati Uniti in tutto il mondo democratico».