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Sulla questione dell’essere più o meno buoni a Natale ci eravamo espressi nell’apprezzato Cose spiegate bene dedicato all’argomento: ora che ci troviamo al sedicesimo Natale della storia del Post approfittiamo per condividere un paio di riflessioni assieme ai tradizionali ma sinceri auguri. Il Post è un giornale online, nei fatti, ed è la definizione più semplice e immediata. Ma la sua offerta giornalistica si estende ormai molto oltre a quello che associamo a un semplice giornale: attraverso le newsletter, attraverso i podcast, attraverso gli eventi pubblici, attraverso la rivista e attraverso i libri, cercando di infiltrare buona informazione – si prova a farla essere buona – in ogni spazio accessibile, e associando questa offerta a quella di una relazione complice, più serena possibile, più rassicurante e consapevole possibile.
E qui arriviamo al Natale e a un modo di essere più buoni, e più buone. Da quasi sedici anni il Post cerca anche di contribuire a un’idea di convivenza rispettosa e solidale con gli altri e le altre: con tutti gli altri e le altre, non solo con chi ci viene facile. Questi sono tempi in cui l’indicazione quotidiana di nemici e di ragioni per disprezzare qualcuno è diventata lo strumento di maggior successo della propaganda politica e delle politiche commerciali dei mezzi di informazione. Andare in un’altra direzione non è solo un’inclinazione “buonista” (che pure alcuni e alcune di noi hanno, ammirevolmente) ma è una scelta di efficacia e lungimiranza. L’indignazione quotidiana promossa strumentalmente da molte parti è sterile e fallimentare: non produce niente di buono o utile e ha bisogno di essere rinnovata continuamente, per non darci il tempo di riflettere sui suoi fallimenti. In più, riuscire a costruire relazioni rispettose e serene con gli altri è il solo percorso per far crescere i benefici per ognuno di noi nello stare dentro a delle comunità di qualunque scala: a meno che non vogliamo vivere come Dinamite Bla, sparando a chiunque si avvicini, o come i Corleone arroccati in microfamiglie in guerra col mondo e destinate a farsi fuori l’una con l’altra.















