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Quando il dipartimento di Stato statunitense ha chiesto a John Coale di andare in Bielorussia per negoziare con il dittatore Aleksandr Lukashenko, lui ha pensato: «Dove diavolo si trova?». Un’inchiesta del Wall Street Journal ha ricostruito le successive trattative, che hanno prodotto risultati: da quando a gennaio Donald Trump è tornato presidente, la Bielorussia ha scarcerato circa 250 prigionieri politici, ottenendo in cambio concessioni significative dagli Stati Uniti. La principale è una distensione dei rapporti con Lukashenko, che ne ha ricavato legittimità e una riduzione del suo isolamento internazionale.

L’inchiesta del Wall Street Journal è basata su un’intervista con Coale e altre conversazioni con circa una decina di funzionari o ex funzionari statunitensi ed europei rimasti anonimi. Hanno raccontato che negli ultimi mesi Coale ha incontrato più volte Lukashenko, costruendoci un rapporto personale. La sua figura è emblematica della diplomazia non convenzionale adottata dall’amministrazione Trump, in cui persone vicine al presidente (o membri della sua famiglia) negoziano aggirando l’apparato diplomatico tradizionale, con un approccio transazionale ispirato al mondo degli affari: per ogni concessione fatta a Lukashenko, lui ha accettato di liberare dei prigionieri politici.