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La settimana scorsa in Francia sono state arrestate alcune persone con l’accusa di avere sottratto un centinaio di argenti e porcellane preziose all’Eliseo, un furto che per come è stato organizzato e per il ristretto numero di sospettati ricorda molto quelli dei romanzi gialli classici. Tra gli arrestati c’era anche il caposala del palazzo presidenziale francese: un maggiordomo.
È un dettaglio che è stato molto ripreso perché richiama uno dei cliché più noti della narrativa poliziesca: l’idea che, alla fine di una storia complessa e apparentemente senza soluzione, la soluzione vada cercata nella persona apparentemente più affidabile e innocua, quella che è sempre stata lì senza farsi notare, il maggiordomo appunto. È una formula così radicata nell’immaginario collettivo da essere diventata un modo di dire, anche se nella realtà capita di rado e non è poi così frequente nemmeno nella letteratura e nel cinema.
La scrittrice più citata nelle ricostruzioni di questo modo di dire è la statunitense Mary Roberts Rinehart, una delle principali responsabili della nascita e dell’affermazione del romanzo poliziesco moderno. Nel suo romanzo L’incubo (The Door in originale), pubblicato nel 1930 e oggi per lo più dimenticato, il colpevole dell’omicidio è il maggiordomo. L’espressione letterale “the butler did it” (è stato il maggiordomo), che è poi diventata un tormentone nei paesi di lingua inglese, però non compare mai nel testo.










