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Il professore, nostalgico comunista, odia Israele ed esalta la "gioia di vivere" nel regime di Mosca
Sorge dal passato un sol dell'avvenire per gli antagonisti torinesi. A difendere chi è sceso in piazza contro lo sgombero di Askatasuna arriva Angelo D'Orsi. Già professore ordinario di Storia del Pensiero politico all'università di Torino, tuttora comunista old fashion, D'Orsi - ospite di Nicola Porro a Quarta Repubblica - non ha solo difeso le ricadute a suo dire positive di Askatasuna sul territorio, ma ha anche ridimensionato la gravità dell'assalto alla Stampa che quello sgombero ha innescato.
Per il professore è stata poco più di una bravata, qualche "carta lanciata in aria" e tutto "senza nessun giornalista presente", come se per essere grave quell'irruzione fosse dovuta avvenire tra redattori atterriti. Il focus, insomma, viene spostato dalla violenza del gesto al contesto, alla redazione vuota, con l'obiettivo di minimizzare. Così da fare apparire sproporzionato lo sgombero del quartier generale della disobbedienza sotto la Mole ("Atto di un violenza incredibile", lo definisce).






