Per la Tv in Italia i dati del 2025 raccontano una mutazione sempre più profonda: la sera televisiva non comincia quando lo decidono le reti e non finisce quando scorrono i titoli di coda. Si allunga, slitta, si ricompone nei giorni successivi. Un pubblico sempre più numeroso rinuncia alla diretta, non per disaffezione, ma per scelta.
È la fotografia che emerge dalle elaborazioni dello Studio Frasi sui dati Auditel per l’intero 2025 (con numeri al 15 dicembre). La differita (nei 28 giorni successivi alla prima messa in onda) non è più la stanza dei ritardatari: è diventata una scelta. I numeri sono eloquenti: 1,2 milioni di persone si autoprogettano il proprio prime time tra le 20.30 e le 22.30; tra le 21.30 e le 23.30 la platea sale a 1,4 milioni, pari al 9% dell’ascolto. Non scappano dalla televisione, scelgono da sé cosa guardare, sempre dentro l’offerta degli editori Auditel, e spesso in differita.
La visione in differita
Chi incassa meglio questa nuova libertà del pubblico? Sky guida la quota di seguito in differita con il 12,5%, seguita dalla Rai (11,2%) e da Mediaset (9,4%). La7 resta più bassa, al 2,8%. «Questo dato – spiega Francesco Siliato, media analyst dello Studio Frasi – è dovuto alla poca offerta di fiction seriale. Che nei fatti è il genere di programma che produce più audience differita». Non è un caso che le reti con più recupero siano Sky Atlantic e Sky Investigation. Tra le generaliste è Canale 5 a produrre la quota più alta di time-shift (15,3%). E quando arriva una fiction che fa parlare, la coda si vede, come per Sandokan, su Rai 1: dopo la prima messa in onda del 1° dicembre nei quindici giorni successivi 1,2 milioni di persone hanno recuperato le avventure del pirata della Malesia.








