Aumenti del 10% circa dei costi di produzione che, inevitabilmente, ricadranno sui prezzi di vendita alle imprese clienti e ai consumatori finali. L’industria europea dei pannelli, come quella dell’agricoltura, è in allarme per l’entrata in vigore, a partire dal prossimo 1° gennaio, del Cbam (Carbon Border Adjustment Mechanism), ovvero la normativa Ue che introduce una tassa sulle importazioni di materie prime e semilavorati che, per essere prodotti, generano elevate quantità di CO2. Tra queste l’urea, un derivato del gas naturale utilizzato prevalentemente in agricoltura come fertilizzante (per l’85%), ma anche nell’industria come base per la produzione di colle.

Obiettivi e rischi del provvedimento

Si parla di questa normativa soprattutto in riferimento a settori come acciaio, alluminio o cemento, poiché nasce con l’obiettivo di tutelare le produzioni europee, sottoposte a regole stringenti di decarbonizzazione, incentivando anche i produttori extra-europei ad aumentare il ricorso a fonti rinnovabili o quantomeno riallineando la competitività sul fronte del prezzo. Il problema è che una norma nata per ragioni e con obiettivi condivisibili rischia di minare proprio quella competitività che vorrebbe tutelare, almeno per quanto riguarda alcune filiere, tra cui appunto quella dei pannelli in legno destinati alla produzione di mobili, soprattutto, e all’edilizia, che richiedono grandi quantità di urea per la realizzazione delle resine necessarie alla produzione dei pannelli stessi.