La musica parte, l’atmosfera si scalda, qualcuno accenna una melodia davanti all’albero. In casa tutto sembra seguire il ritmo delle feste, finché lui – il cane – si irrigidisce, alza il muso verso l’alto e lancia un ululato lungo, profondo, quasi solenne. Non è un capriccio, non è una protesta. È una risposta antica, istintiva, che arriva da molto lontano. E dietro a quello che sembra un improbabile “concerto natalizio” c’è molto più di quanto immaginiamo.

Un orecchio che sente dove noi non arriviamo

I cani percepiscono il suono in modo completamente diverso dagli esseri umani. Il loro udito si sviluppa molto presto e permette di captare frequenze più alte e variazioni sonore che per noi restano impercettibili. Questo significa che una melodia che per noi è gradevole e armoniosa può essere, per lui, un insieme molto più complesso di stimoli acustici. Le canzoni di Natale, in particolare, concentrano molte caratteristiche sonore che attirano l’attenzione dei cani. Campanelli, tintinnii metallici, triangoli e percussioni leggere producono suoni acuti, rapidi e intermittenti: proprio il tipo di segnali che il cervello del cane è programmato a notare, perché in natura potrebbero indicare la presenza di qualcosa di rilevante o in movimento. A questo si aggiungono le voci umane. Nei canti natalizi sono frequenti cori, variazioni improvvise di intensità e tonalità più alte, spesso sostenute.