Verso la metà di novembre la Corea del Sud ha attivato il parco fotovoltaico galleggiante Imha Dam (diga di Imha), dalla capacità di circa 47 megawatt e dal costo di 50 milioni di dollari. Al di là dei numeri, si tratta di un progetto molto particolare, per diverse ragioni. Innanzitutto, per la tecnologia che è stata scelta: si tratta infatti di un impianto fotovoltaico floating, cioè galleggiante sull’acqua, un approccio all'avanguardia, ma non più sperimentale, che viene più applicato all’eolico. In quel caso, le turbine non vengono fissate al fondale marino ma posizionate su delle piattaforme che galleggiano sull’acqua, stabilizzate tramite un sistema di cavi. Con i moduli fotovoltaici di Ihma Dam è stata fatta una cosa molto simile.Cosa ha di particolare il progetto solare Imha DamIl parco solare, poi, è stato collocato all’interno del bacino creato dall’omonima diga – si trova nelle vicinanze della città di Andong, nella parte centro-orientale del paese –, che già ospita una centrale idroelettrica da 50 MW. I due impianti, dunque, lavoreranno in maniera sinergica: i pannelli solari produrranno energia di giorno e le turbine idroelettriche di notte, così da mantenere un output costante. L’elettricità generata dai due sistemi dovrebbe ammontare a 61 gigawattora all’anno, quanto serve per soddisfare il fabbisogno di 22mila abitazioni, ovvero quasi il 30% per cento del totale di Andong.A questo proposito, il progetto ha adottato un modello economico basato sulla partecipazione delle comunità e sulla condivisione dei ricavi con i cittadini. Il programma si chiama Pensione solare e dovrebbero beneficiarne circa 4.500 persone che risiedono nel raggio di un chilometro dall’impianto. È un modo per favorire l’accettazione pubblica delle grandi infrastrutture rinnovabili.Il parco Ihma Dam non ha soltanto un valore energetico e sociale, ma anche culturale. Le sedici strutture flottanti di cui è composto l’impianto, e sulle quali sono stati montati i moduli fotovoltaici, sono infatti state disposte in modo da formare le immagini della bandiera sudcoreana (Taegeukgi) e del fiore simbolo nazionale, l’ibisco siriaco (Mugunghwa).I vantaggi del fotovoltaico galleggianteLa combinazione di fotovoltaico galleggiante e idroelettrico è una soluzione ibrida piuttosto gettonata. In Corea del Sud è stata applicata anche presso la diga di Hapcheon, con oltre 92mila pannelli (disposti a fiore di prugno, come da foto di apertura) per 41 MW di capacità. Ma l’esempio più noto a livello globale, date le dimensioni, è il maxi-impianto nella diga di Sirindhorn, in Thailandia, costituito da 145mila pannelli solari attivi di giorno e da tre turbine al lavoro di notte.La tecnologia floating, pur avendo costi mediamente superiori rispetto alle installazioni a terra, offre diversi vantaggi. Innanzitutto, permette di ridurre il consumo di suolo e di contenere l’impatto visivo degli impianti, due criticità che vengono sollevate soprattutto nei paesi ad alta densità di popolazione. Inoltre, lo spostamento della generazione rinnovabile dalla terraferma alle acque consente sia di installare dispositivi più grandi e potenti, sia di aggirare i vincoli geologici di quei paesi caratterizzati da territori montuosi – il Giappone, per esempio –, sui quali è difficile costruire dei parchi solari.I pannelli fotovoltaici galleggianti sembrerebbero poi avere un’efficienza superiore rispetto a quelli “terrestri” perché l’acqua rinfresca la superficie dei moduli e la riporta a una temperatura ottimale per la produzione energetica.Non solo Asia, cosa succede in Italia?Secondo una ricerca di Wood Mackenzie, l’Asia è il primo mercato continentale al mondo per il fotovoltaico flottante, seguita dall’Europa.In Italia, al largo di Ravenna, dovrebbe sorgere un grande polo dell’energia rinnovabile formato da un parco solare galleggiante, due parchi eolici offshore, batterie per l’accumulo e un impianto per la produzione di idrogeno verde: è il progetto Agnes Romagna 1 e 2, realizzato da Saipem e Qint’x. Tuttavia, pur essendosi conclusa la procedura di valutazione di impatto ambientale, i lavori sono fermi per via dell’incertezza sugli incentivi.Un altro progetto galleggiante ibrido, che combinerà eolico e solare in mare, è quello che stanno sviluppando l’azienda olandese SolarDuck e l’italiana New Developments nei pressi di Corigliano-Rossano, in Calabria.