"Il chiodo fisso è andare al Mondiale, tornare lì dove siamo stati per tantissimi anni, anche da protagonisti.

Dobbiamo volerlo a tutti i costi, non cominciare a vedere i fantasmi alla prima difficoltà". C'è questo, soprattutto, nella testa del commissario tecnico della nazionale italiana, Gennaro Gattuso, al suo primo Natale sulla panchina azzurra. In un'intervista a Vivo Azzurro TV, l'allenatore ha raccontato il suo percorso in questi primi mesi di incarico, partendo fin dal principio.

"Quando mi è stato proposto di diventare ct ho detto subito di sì - ha detto Gattuso - senza chiedermi quali fossero i pro e i contro. Ho accettato e non me ne pento, sono orgoglioso di rappresentare il mio Paese. Mi sento un privilegiato, un uomo molto fortunato". Una fortuna che capita solo a pochi, quella della panchina azzurra, ma che, specialmente di questi tempi, porta con sé un fardello di attese enorme da parte di un Paese che non si qualifica ai Mondiali dal 2014 e che, anche qualificata, non supera i gironi dal 2006. Quando, come allenatore, c'era Marcello Lippi, e in campo c'era Gattuso: "Lo ringrazio - dichiara il tecnico calabrese - e non nego che da quando sono ct ho fatto tanto copia e incolla di quello che ha fatto lui. L'essere coerente, l'essere vero, dare quella fiducia in più a un giocatore quando è un po' in difficoltà, dare senso di appartenenza. Lui su questo è stato un maestro".