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23 DICEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 13:04
Un gruppo “brutale”, “coeso fin dal principio”, che “ha agito in un contesto predatorio e prevaricatorio non tenendo in considerazione alcuna lo stato di fragilità in cui versava la ragazza”. I giudici di Tempio Pausania descrivono così Ciro Grillo e gli amici, Edoardo Capitta, Vittorio Lauria, condannati per lo stupro di gruppo avvenuto nell’estate del 2019 a Porto Cervo, insieme al quarto componente della comitiva, Francesco Corsiglia, che non avrebbe partecipato alla violenza di gruppo ma è comunque stato ritenuto colpevole di una prima violenza sessuale ai danni della ragazza, una coetanea che con loro aveva passato una serata al Billionaire: “La vittima è pienamente attendibile – secondo i magistrati – le sua dichiarazioni hanno trovato infatti significativi riscontri”.
In queste 72 pagine la corte presieduta da Marco Contu cristallizza le motivazioni che hanno portato alla condanna dei quattro ragazzi: otto anni di carcere per il figlio di Beppe Grillo, per Capitta e Lauria; sei anni e mezzo per Corsiglia: “La violenza richiesta dall’art. 609 bis del codice penale non deve avere necessariamente carattere assoluto, tale da annullare totalmente la volontà della vittima – scrivono i giudici – ma può produrre anche solo un effetto di coartazione allorchè la persona offesa si sia concessa in una particolare situazione tale da influire negativamente sul suo processo mentale di libera determinazione, poiché un siffatto consenso non è libero consenso bensì consenso coatto”.










