L’atmosfera è da mille e una notte. Eh sì, Brembo vive proprio su un altro pianeta. Un habitat fatto di meraviglie e di avventure che hanno quasi il profumo dell’irreale. Eppure, le imprese dell’azienda bergamasca sono concrete e nascono su un terreno tecnologico che ha una valenza globale e irradia fascino in tutti i risvolti del motorsport. Non esiste altro brand in grado di dominare il proprio settore come fa la regina del motorismo, diventata negli anni un’eccellenza assoluta del made in Italy e del talento tricolore. Brembo non partecipa, vince. Anzi domina. Trasformando le categorie in cui si impegna in un monopolio nel quale gli avversari non esistono più, si sono sciolti di fronte a tanta superiorità.
Quest’anno la compagine lombarda ha festeggiato il mezzo secolo di impegno nelle competizioni e, a fine stagione, ha “scoperto” di aver tagliato un traguardo ancora più ambito in quanto non legato all’inesorabile scorrere del tempo, ma alla genialità dei propri ingegneri. Quando sono andati a piazzare i Trofei nella gigantesca bacheca immaginaria, gli uomini della società hanno avuto conferma che il marchio aveva messo le mani sul millesimo titolo mondiale. Quale sia la specialità, se F1 o MotoGP per citare le più blasonate, non è dato sapere perché, solo in questo 2025, le corone iridate portate a casa sono state 60 fra le 2 e le 4 ruote. Mille campionati del mondo in 50 anni, una media impressionante di 20 ogni 12 mesi, ma evidentemente il trend è in vigorosa crescita poiché la voracità di Brembo ha una lievitazione esponenziale.







