È visitabile fino al 4 febbraio, alla Chiesa di Santa Marta (via San Sebastiano n.42 a Napoli), la mostra d’arte presepiale “Fede e Valori Identitari di un Popolo”, dell’Associazione Presepistica Napoletana. La piccola chiesa angioina di Santa Marta è sede permanete dell’Associazione Presepistica Napoletana, e fa da scrigno alle opere artistiche degli autori che, dal 2002, perseguono l’obiettivo di diffondere l’arte del presepe settecentesco napoletano, con un focus specifico agli allestimenti che riproducono episodi sociologici e antropologici relativi a momenti storici ben precisi. Tra le tante teche in esposizione per la mostra, la più imponente e incredibilmente ricca di particolari e riferimenti storici, è quella dedicata alla processione di San Gennaro. Racconta Vincenzo Nicolella, autore e direttore artistico dell’associazione:<< il progetto di San Gennaro è nato nel periodo di Natale 2024, mentre si concretizzava l’occupazione di Santa Marta (concessa alla nostra associazione dalla Curia Arcivescovile di Napoli), quando Monsignor Gennaro Matino ci propose l’idea di una scenografia sul Santo Patrono. Nel corso di un anno, insieme a 40 artigiani dell’associazione, abbiamo realizzato l’allestimento del presepe che racconta i legami di San Gennaro con i luoghi del passaggio della processione a lui dedicata; le ambientazioni, gli abiti, i riferimenti storici, i dettagli, sono frutto di profondo studio>>. Il presepe è ambientato nei fondaci della città prima del Risanamento, la ricostruzione scenografia storica della “Napoli che non c’è più” del 1887/90, è attinta dai quadri di Vincenzo Migliaro, pittore napoletano a cui fu commissionato di dipingere i luoghi di Napoli destinati a scomparire con gli abbattimenti del Risanamento. Nella scenografia del presepe, l’ordine di uscita delle statue e di tutte le confraternite della processione di San Gennaro, ma anche la convulsione del popolo al passaggio del Santo, sono riprodotte e ispirate al romanzo “Il paese di Cuccagna” di Matilde Serao. Continua Nicolella: <<Tutto è ricostruito con rigore storico, gli abbigliamenti veritieri sono stati creati attingendo dagli archivi della moda delle sartorie napoletane; dietro il disordine apparente il progetto è dettagliato in maniera maniacale. Noi facciamo uno “story telling presepiale” che racconta di fede, religiosità e tradizione; non è detto che il presepe debba parlare della Natività, nella scenografia di San Gennaro c’è un angelo beneficente, ma non si parla di Gesù per non distrarre l’osservatore da quello che vogliamo raccontare, e cioè quello che succedeva a Napoli in un determinato momento storico>>. Nel presepe è possibile vedere monumenti che non esistono più, come la fontana di Mezzocannone, chiamata così perché l’ugello da cui usciva l’acqua era corto; la chiesa di Santa Maria dell’Ovo, un tempo collocata nel Borgo degli Orefici. Una serie di manifesti, riprodotti fedelmente sulle mura dei fondaci di Napoli che pubblicizzano i Magazzini Mele, il Fernet Branca, gli spettacoli al teatro San Carlo. Il perché delle locandine pubblicitarie affisse in luoghi tanto popolari, lo spiega ancora Vincenzo Nicolella:<<nel presepe si parla del ventre di Napoli, in quei luoghi cresciuti su sé stessi e stratificati in un equilibrata promiscuità: il nobile viveva insieme al povero, le case vecchie e malsane ai primi piani, nei piani alti le sontuose abitazioni dei ricchi. Per questo ogni quartiere del centro storico era di passaggio comune ad ogni categoria sociale. A Napoli la fede è fede, senza distinzione fra ricco e povero, questo è San Gennaro>>. Da segnalare, oltre alla scenografia dedicata a San Gennaro, in mostra il presepe “Il Giubileo delle Donne”, in omaggio a donne illustri, tra cui Santa Marta.