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Pronto per gennaio il protocollo sugli iter delle transizioni: registro dei gender e visite psichiatriche obbligatorie contro le somministrazioni facili
Il tema della disforia di genere è stato espropriato della sua intimità. Spiattellato in piazza, monopolizzato, usato come leva di propaganda. Venduto come lotta per un diritto. Gli effetti si vedono: per somministrare il farmaco blocca-pubertà, la triptorelina, bastano cinque sedute di psicoterapia e qualche modulo. C'è una leggerezza preoccupante da parte degli staff degli ospedali e i metodi utilizzati dai centri principali sono state contestate: troppo rapide, troppo «all'americana», nemmeno si tratti di un intervento estetico. Per questo lo scorso anno il Careggi di Firenze è stato al centro di un'ispezione ministeriale.
È urgente che il tema del cambio sesso torni in mano ai medici e venga levato dalle agende elettorali della politica. Ed è questo lo scopo del protocollo, ormai pronto, del tavolo tecnico interministeriale. Lo hanno scritto 29 professionisti tra endocrinologi, ginecologi, psichiatri, per «correggere il tiro» sulla scioltezza con cui si rischia di affrontare la transizione di genere.






