Dodici piccoli emiliani, destinatari di altrettanti avvisi di conclusione indagini, coincidenti con avvisi di garanzia. Siamo dentro un giallo in cui, a differenza di quelli di Agatha Christie, il presunto colpevole si conosceva fin dalla prima pagina. È la prima la gallina che canta, quella che solitamente ha fatto l’uovo. Romagna loro, Romagna alluvionata. Chi non ricorda i disastri ambientali del maggio 2023, nei quali morirono diciassette persone e vennero stimati dieci miliardi di danni? E poi quelli dell’autunno 2024, con una vittima e qualche decina di milioni di euro inabissatasi? La Regione è amministrata dal Pci-Ds-Pd fin dalla sua nascita, ma in occasione di quei tragici eventi la sinistra si esibì in un numero del quale è specialista planetaria: dare agli altri le colpe per le proprie negligenze e imperizie, salvo poi suggerire sempre agli altri come rimediare agli errori da lei stessa commessi. Quella tragedia, consumatasi nella terra rossa per eccellenza, dove fino a poco prima la segretaria del Pd aveva, in quanto vicepresidente della Regione, un ruolo politico di indirizzo sulla politica ambientale, venne sbattuta dalla classe dirigente della sinistra in faccia al governo di Giorgia Meloni, chiamato a risponderne neanche fosse crollato il palco della manifestazione di Atreju. Il governo e la premier, di fatto appena insediatasi dopo dieci anni di opposizione a Roma, vennero accusati di mancata prevenzione e di aver sottovalutato il rischio idrogeologico nelle valli romagnole. È noto però che la difesa del suolo, la programmazione territoriale e la tutela dal rischio sono in capo alle Regioni, limitandosi le competenze dell’esecutivo a definire il quadro normativo nazionale.