Un pugno di minuti e poche migliaia di metri hanno separato, lo scorso 16 gennaio, una missione sperimentale di Elon Musk da una catastrofe dell’aviazione civile. Mentre i detriti infuocati del razzo Starship di SpaceX piovevano dal cielo a velocità ipersonica dopo un’esplosione post-decollo, tre velivoli — due aerei di linea e un jet privato — si sono ritrovati a incrociare la traiettoria della pioggia metallica. Come riportato dal Corriere della Sera, che cita documenti della Federal Aviation Administration (FAA) e un’inchiesta del Wall Street Journal, la tragedia è stata solo sfiorata, mettendo potenzialmente a rischio la vita di circa 450 persone.

La tragedia è stata sfiorata il 16 gennaio scorso: quel giorno Starship, al suo settimo volo di prova, era decollato dal Texas meridionale alle 17.38 locali (le 23.38 in Italia) con l’obiettivo di sorvolare la Terra e ammarare nell’Oceano Indiano. Pochi minuti dopo il lancio, però, il razzo è esploso. I frammenti, proiettati ad altissima velocità, hanno iniziato a cadere in un’area caratterizzata da traffico aereo intenso tra la Florida e i Caraibi: secondo l’analisi del Corriere sui movimenti aerei di quella sera, almeno 23 velivoli commerciali e privati si trovavano sopra i 20 mila piedi nelle tre aree di pericolo individuate dalla Faa.