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Gli attacchi dell’unità Prymary colpiscono aviazione, radar e rifornimenti russi in Crimea, riducendo sorveglianza e capacità operative di Mosca. Una strategia di interdizione mirata in profondità
La campagna di interdizione condotta dall’unità speciale “Prymary” dell’intelligence ucraina ha registrato, nelle ultime settimane, una serie di strike mirati su obiettivi chiave in Crimea. Gli attacchi con UAV a lungo raggio hanno interessato infrastrutture critiche per le operazioni russe, con effetti concreti sul controllo dello spazio aereo e sulla logistica delle forze schierate sulla penisola. La costanza e la precisione di queste operazioni confermano l’efficacia crescente della dottrina ucraina nell’impiego dei droni per operazioni in profondità.
Dall’analisi emerge che, tra gli obiettivi colpiti, il Su-24 è stato quello di maggiore rilievo. Il velivolo, impiegato per missioni di attacco e per il rilascio di munizionamento guidato, è stato centrato mentre si trovava su un’infrastruttura aeroportuale della Crimea. L’aeromobile era pienamente operativo al momento dello strike, inserito nel normale ciclo di missioni della base. L’azione si inserisce in una serie di interventi mirati su piattaforme aeree, tra cui un MiG-29 e un Ka-27, che riflettono la costante pressione esercitata dall’intelligence e dalle unità speciali di Kiev.






