Luigi Deambrosis ha 84 anni, è un omone alto quasi un metro e novanta, eppure a Mirabello Monferrato, di cui è stato sindaco, lo chiamano tutti Luigino, forse perché oggi è fragile come un bimbo. Luigi è soprattutto un uomo solo. Chiuso nel suo dolore, ma granitico nel rifiutare con dignità ogni compatimento che gli deriva dalla sua condizione di papà a cui i giudici hanno sottratto per sempre la figlia.
Luigino, come sta? «Male» ci risponde a bruciapelo. «Le gambe non sono più quelle di una volta, devo usare il bastone» ammette, ma non è solo una questione di salute. Abita ancora nella casa che ha diviso con la moglie Gabriella, bibliotecaria ad Alessandria, morta nel 2022 dopo anni di battaglie per riavere la bambina. Una donna stroncata dal mesotelioma e dal dolore infinito di mamma privata dell’unica figlia tanto desiderata. In quell’appartamento, dove Luigino passerà un altro Natale senza le sue donne, è rimasta intatta la cameretta preparata quando è nata la piccola Rosa, «il nome l’avevo scelto io», spiega a Libero, e Rosa era la creatura che avrebbero voluto crescere insieme e vedere felice. Luigino e Gabriella per la legge, e per assistenti sociali dal cuore gelido come un masso, erano però troppo avanti con gli anni quando hanno allargato la famiglia: 57 anni lei, quasi 70 lui.







