l dato di sintesi dell’indagine condotta nel 2025 da Banca d’Italia sulla spesa dei conti correnti sostenuta dalle famiglie l’anno precedente non è positivo: nel 2024 i costi medi complessivi sostenuti dai clienti persone fisiche sono aumentati a 101,1 euro (da 100,7 nel 2023). Anche in Posta le spese dei c/c continuano a salire e sono arrivate a 71,6 euro annue. Erano 53,6 euro nel 2014. L’indagine raccoglie informazioni sulle spese di gestione effettivamente sostenute dalle famiglie e documentate negli estratti conto inviati ai clienti.
Questi dati arrivano in un contesto che vede il sistema bancario al centro del dibattito politico che ha portato a un inasprimento, previsto in Manovra, dell’Irap per le banche (e per le assicurazioni) e a regole più stringenti su deduzioni e riserve, per fornire liquidità immediata allo Stato. Tuttavia tra le righe del lavoro, pubblicato in settimana da Bankitalia, è possibile ricavare qualche evidenza incoraggiante.
In primis la contrazione delle spese fisse (a 65,4 euro), dettata da un calo per il secondo anno consecutivo dei canoni di base e di quelli per l’emissione delle carte di debito, anche se sono aumentate le commissioni medie (35,7 euro) applicate sulle operazioni effettuate; inoltre c’è da dire che è aumentata l’operatività dei correntisti. Ed è qui che le banche adesso continuano a far leva per accrescere i ricavi. Le ultime modifiche unilaterali comunicate da alcuni istituti ai clienti, riguardano per esempio l’aumento (ma anche l’introduzione ex novo, che non sarebbe in realtà una modifica) degli addebiti previsti per alcune tipologie di pagamenti: rimborsi rate di finanziamenti, pagamenti di premi assicurativi ricorrenti, sottoscrizione di servizi online di vario genere. Il “giustificato” motivo indicato in questi casi dalle banche? Non aver previsto la crescita dell’utilizzo del servizio Ssd per regolarizzare questi pagamenti, che comporta dei costi operativi per gli istituti di credito. Previsioni errate, che adesso vengono scaricate sui clienti.








