Come ogni sera, da molto tempo a questa parte, aveva allestito il suo letto in un angolo sulla strada alla periferia Est di Roma. Si era sdraiato e poi coperto quando, apparentemente dal nulla, un uomo è sceso da un’auto e ha iniziato a sparargli contro. Secondo la Squadra Mobile, che procede nelle indagini, la vittima è stata colpita di proposito e chi ha premuto il grilletto, quasi certamente di un revolver (non essendo stati trovati bossoli), sapeva benissimo che sotto a quelle coperte rimediate c’era lui, M.D.M., un 40enne italiano, da tempo vagabondo, con dei precedenti per maltrattamenti in famiglia. Ennesima sparatoria che porta il conto a cinque episodi in meno di un mese anche se i motivi sono diversi e i casi (non tutti) slegati fra loro. Quanto accaduto mercoledì sera in via di Settecamini rientrerebbe nel novero delle vicende personali. Gli agenti della Mobile hanno già acquisito dei video di sorveglianza capaci di ricostruire la dinamica senza tuttavia chiarire il volto dell’aggressore.
Dalle modalità con cui è sopraggiunta l’auto a come l’uomo è sceso dal lato passeggero iniziando a colpire la vittima, non c’è ombra di dubbio che si sia trattato di un atto premeditato contro il 40enne sottoposto per altro tempo fa anche a un Tso. Dopo la sparatoria, ad essere esplosi sono stati almeno quattro colpi, la vittima si è alzata e ha chiesto aiuto mentre il veicolo si è allontanato ed è tuttora ricercato. Da trovare dunque sono due uomini: colui che era al volante e quello che aveva in mano l’arma. Il 40enne, trasportato al policlinico Casilino è stato medicato: fortunatamente la ferita alla tibia non è stata così grave da richiedere il ricovero. Di certo, quanto accaduto a Settecamini non ha nulla a che vedere con la sparatoria che si è consumata nella notte fra il 15 e il 16 dicembre sulla quale indagano i carabinieri della compagnia di Tivoli. In quel caso, dove sono stati feriti due pusher di zona, un bengalese irregolare di 18 anni e un italiano 26 enne, si procede per chiarire i contorni di un regolamento di conti avvenuto nell’ambito degli stupefacenti. E sempre per droga, l’asfalto di un’altra zona periferica è stato macchiato dal sangue, pochi giorni prima. Nel quartiere Don Bosco dove un 19enne incensurato, anche lui italiano ma con un patrigno conosciuto dalla polizia per traffico di stupefacenti, è stato gambizzato di fronte all’ufficio postale di via Calpurnio Pisone. Era la notte dell’11 dicembre e il ragazzo stava tornando a casa, da solo, quando almeno due uomini gli si sono avvicinato sparando almeno tre colpi. Il ragazzo è stato soccorso dagli stessi familiari che hanno sentito prima gli spari e poi le urla. Aiutato e portato al policlinico di Tor Vergata è stato medicato alle gambe, dove era stato colpito. E sempre nella stessa zona - nella quale i residenti da tempo lamentano una scarsa sicurezza per via degli innumerevoli pregiudicati che vi abitano, per lo spaccio di strada e per gli episodi di microcriminalità - un altro uomo di 28 anni fu colpito 14 giorni prima. Era la fine di novembre e la sparatoria si consumò in via Licinio Stolone. E su questi due casi, ci sarebbe sì, una convergenza mentre ci si interroga sulla facilità con cui a Roma si recuperano armi che vengono poi usate.








