MESTRE - Uno scambio di accuse pesantissime tra genitori che si chiude con la più triste delle ingiustizie: una bambina di sei anni costretta da mesi a vivere in una casa che non è la sua. I protagonisti della vicenda sono un imprenditore 39enne della zona e la compagna, una 36enne di origini romene. Il rapporto tra i due negli anni si era deteriorato sempre di più, fino a degenerare irrimediabilmente però negli ultimi mesi. «Una volta ha minacciato di tagliarmi la gola con un coltello - racconta l’uomo - la seconda volta davanti alla bambina ha forato le gomme dell’auto». La donna, a quel punto, tira in ballo la piccola: «La porto in Romania e non la vedrai più». La bimba, a quanto pare, non sarebbe stata estranea alle violenze: il padre l’ha sorpresa a disegnare la madre con un coltello in mano. «Me lo faceva vedere quando dicevo di volerti chiamare».
Il 7 agosto, dopo due accessi al pronto soccorso, d’accordo con i servizi sociali e la pediatra dell’Ulss, l’uomo prende una decisione: per mettere in sicurezza la bambina se ne va di casa e si trova un nuovo alloggio. La donna, a quel punto, lo denuncia per sottrazione di minore. L’imprenditore, allora, intenta un’altra causa a sua volta per le violenze subite e si affida all’avvocata Roberta Sorrentino. «Che doveva fare? Farla picchiare ancora o rischiare di non trovarla più a casa, dopo aver chiesto aiuto più volte ai carabinieri e ai servizi? Ad oggi sono stati instaurati tutti i giudizi possibili e non è ancora stato adottato un provvedimento che permetta alla bimba di tornare a casa in sicurezza. Dobbiamo rischiare un altro caso Muggia?», spiega la legale. L’uomo offre alla ex compagna di pagarle un altro appartamento fino a chiusura della vicenda giudiziaria. La donna, però, rifiuta.






